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12 December L'arte e la vitaPer alcuni l'arte è una ragione di vita; puo' essere ragione di morte?
Guillermo Vargas pensa di sì, anche se la vita sacrificata non è certo la sua, quanto quella di un cane.
L'artista ha esposto, in Nicaragua, un cane, legato, con del cibo a pochi passi, ma distante abbastanza da essere fuori dalla sua portata. L'opera rappresentava l'indifferenza dell'uomo nei confronti degli altri esseri viventi.
Risultato? Il cane è morto, sotto gli occhi dell'artista e del pubblico. Senza che nessuno muovesse un dito.
Vargas, dopo aver ricevuto critiche negative da mezzo mondo, ha pubblicamente chiesto scusa e promesso di "non farlo più".
Il titolo dell'opera era "Sei quello che leggi". Ecco, Vargas, leggi questo: "pezzo di merda".
Quella che si è consumata è una tortura vera e propria, e con che cosa se la cava il buon Guillermo? Con un bambinesco "non lo faccio più". L'avesse fatto ad un essere umano sarebbe rimasto in carcere a vita, se non peggio. Paraddossalmente, quindi, Vargas ha avuto ragione: l'essere umano è indifferente alla morte terribile di un ignaro cane randagio, perdonando l'aguzzino dopo delle semplici scuse.
Non ho voglia d'aggiungere altro; se qualcuno altro volesse far leggere qualcosa a Vargas e a chi l'ha perdonato faccia pure. |
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