Alessandro's profileL'angolo di Mr Korn Flak...PhotosBlogLists Tools Help

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    March 29

    Cuba libre, ma anche no

    Accendo la tv, per l’ennesima volta, sperando, per l’ennesima volta, di non doverla spegnere troppo amareggiato.

    Macchè.

    Il tg (Rainews 24) dà una notiziola: Raul Castro sta emancipando i cittadini cubani. Bene! Poi, però, continuo ad ascoltare il servizio: l’emancipazione consiste nel concedere l’acquisto di elettrodomestici, da qualche giorno addirittura di un telefono cellulare. L’anno prossimo saranno concessi anche i condizionatori, nel 2010 i tostapane (non sto scherzando).

    E le antenne paraboliche?

    Quelle no, i cubani non possono avere contatti oltremare, rischierebbero seriamente di conoscere lo stile di vita del resto del mondo, il che minerebbe il potere del Castro di turno.

    Questo è un esempio lampante di manipolazione delle masse.

    Tutti contenti per il nuovo cellulare (ammesso che se lo possano permettere, ovvio), a Cuba sta addirittura girando un filmato con una casalinga che, felicissima, usa il suo nuovo microonde. Mi ricorda molto i film propagandistici dell’Istituto Luce.

    Questa mossa è un’arma di distrazione di massa: tutti presi dai nuovi elettrodomestici, ignorano, o dimenticano, le numerose violazioni dei diritti umani nell’isola. Gli oppositori politici finiscono in carcere, e sulle loro condizioni nulla è dato sapere, dato che dal 1988 l’accesso è vietato persino ad Amnesty International. Se unite ciò al fatto che i terroristi sono punibili con la pena di morte, vi sarete fatti un’idea di come vadano le cose. Esser giustiziati non è mica tanto difficile: tre cubani, nel 2003, dirottarono un traghetto per andare in Florida; ebbene, tutti e tre sono stati ammazzati con l’accusa di “gravissimo atto di terrorismo”.

    Figuriamoci cosa può accadere ad un dissidente politico.

    Vogliamo parlare della libertà d’espressione? Bene, vi basti sapere che, su 167 nazioni, Cuba è al 166°. Tutta l’informazione (ma proprio tutta) è gestita dallo Stato, e un giornalista che vuol accedere alla rete trova molte difficoltà. Per accedere ad internet serve infatti un permesso speciale, permesso che può essere negato in caso di attività “illegali”. Lascio immaginare a voi cosa significa questo aggettivo.

    Forti limiti sono imposti inoltre sulla libertà d’associazione, un po’ come faceva il Duce (o qualunque altro dittatore). La libertà sessuale è ufficialmente a buoni livelli, ma fonti ufficiose riportano numerose testimonianze di persecuzioni nei confronti degli omosessuali, che vengono chiusi in carcere.

    Ovviamente i turisti non possono vedere questa realtà, a loro è consentito percorrere percorsi prestabiliti.

    Ma a parte questo, è fantastico che i cubani possano inviarsi sms.

    March 15

    La favola della morale

    Il governatore di New York, Eliot Spitzer, dopo aver ripetutamente dato l’immagine di uomo di fede e con alta morale, è stato beccato con una “squillo di lusso”. Dopo essere stato sputtanato (è il caso di dirlo) ha subito presentato le dimissioni, ed è già stato sostituito. Ah, giusto per ricollegarmi all’intervento precedente, durante la sua conferenza stampa in cui recitava il mea culpa era affiancato dalla sua mogliettina.

    Di ciò che ha fatto Spitzer non m’importa granchè, ciò che voglio evidenziare è un’altra cosa: il tizio s’è dimesso per essere stato con una  prostituta, e a tutti è sembrata una cosa normale.

    Altro esempio: Geraldine Ferraro, impegnata per la campagna elettorale di Hillary Clinton, ha detto in un’intervista che Obama sta vincendo solo perché è nero.

    Anche lei è stata costretta a dimettersi.

    In Italia, invece, cosa succede?

    Prendiamo due casi molto simili a quelli americani.

    Alessandra Mussolini, durante una puntata di Porta a Porta, disse a Vladimir Luxuria “meglio fascista che frocio”. Quindi non solo insultò un politico (cosa già più grave di ciò che ha detto la Ferraro, in quanto lei ha detto “nero” e non “negro”; la Mussolini avrebbe potuto dire “omosessuale”), ma si è anche dichiarata apertamente fascista, cosa che va contro i principi della democrazia e delle leggi della Comunità Europea. Alessandra Mussolini, al contrario di Geraldine Ferraro, è ancora al suo posto.

    E nel corso di questi anni la situazione non è certo migliorata, infatti Berlusconi ha candidato tra le sue fila Ciarrapico (apertamente dichiaratosi fascista) solo pochi giorni fa.

    Ma abbiamo anche un caso parallelo a quello di Spitzer: il caso Siriana.

    Silvio Sircana, esponente dell’allora governo Prodi, fu immortalato mentre contrattava con un trans.

    Anche Sircana non si è dimesso.

    Ma fossero solo questi i problemi, avremmo di che rallegrarci. I nostri politici fanno ben peggio, e restano al loro posto. Prenderò solo un esempio, recente. Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia, esponente dell’UDC.

    E’ stato condannato a 5 anni di reclusione (di cui non sconterà neanche mezz’ora, ma è un altro discorso) per associazione mafiosa. Subito dopo la sentenza ha dichiarato di non intendere dimettersi. Ora: negli USA un governatore si dimette per aver trombato con una prostituta; qui invece non si schiodano neanche per un reato mille volte più grave.

    In questa storia c’è però il lieto fine apparente: i media hanno parlato più del previsto del caso Cuffaro, quindi è stato costretto a dimettersi.

    Tutto a posto, quindi. Neanche per idea!

    Cuffaro è di nuovo candidato alla stessa carica, e potete scommettere tutti i vostri averi sulla sua elezione (non sottovalutate il potere dell’appoggio della mafia, porta un sacco di voti). Ma lui è solo uno dei tanti, e forse neanche il peggiore.

    Per renderci conto del degrado dell’ormai ex Bel Paese è utile ogni tanto fare paragoni con le altre nazioni.

    Vogliamo paragonare il rapporto Zapatero-Chiesa con l’asservimento dei nostri politici al Vaticano? No, ora no, magari un’altra volta.

    March 12

    Un incendio inestinguibile

    8 marzo: festa della donna.

    Giorno in cui si commemora l’incendio in una fabbrica di camicie a New York nel 1911, in cui morirono 140 lavoratrici.

    Ma cosa significa “festa della donna”?

    Significa chiamare le proprie amiche e andare tutte insieme a lanciare urletti durante uno striptease con protagonista un deficiente palestrato (ma non sempre), il cui pubblico è un’aia piena di oche.

    Significa commuoversi davanti al gesto romantico di un uomo che compra un ramo di mimosa e lo trasporta nelle mani di una donna, compiendo un gesto particolarmente originale e distinto dal conformismo di massa.

     E’ il giorno in cui i ragazzi dicono alla propria ragazza “per oggi ti concedo d’uscire con le tue amiche”, a patto che i successivi 364 giorni ella torni a dimostrarsi fedele e devota.

    In sintesi, è l’ennesimo simbolo del degrado culturale della società.

    L’8 marzo dovrebbe essere l’occasione per ricordare le ingiustizie sessiste, che non accadono soltanto in Medio Oriente, dove le donne stuprate vengono lapidate, non possono votare, guidare un’automobile in centro, o farsi vedere in pubblico con un uomo che non sia il proprio marito o un figlio. Il maschilismo è ben radicato anche qui, nel mondo occidentale che vede l’illuminismo come una scomoda parentesi. Un esempio lo vediamo in tv tutti i giorni, direttamente dalla culla della civiltà occidentale: gli Stati Uniti. Provate a guardare un comizio di qualsiasi dei politici candidati alle presidenziali, da Obama a McCain; sono sempre accompagnati dalla mogliettina, rigorosamente sorridente a predisposta ad annuire ogni 3 secondi. Cos’è cambiato dallo stereotipo della casalinga americana degli anni ’50, truccata mentre lava i piatti? Niente.

    “Ma è candidata anche Hillary Clinton!”

    Ah, già, ma chi conosce il suo cognome? Clinton è il cognome di suo marito, e sarà sempre “la moglie di Clinton”, la donna con le corna più famose del mondo. Senza quel cognome sarebbe candidata al massimo alla carica di capocondomino.

    Qui siamo messi anche peggio, con un tasso di disoccupazione femminile incredibile: se nelle regioni settentrionali è intorno al 43% (già elevatissimo, quasi la metà delle donne non lavora), a sud è addirittura quasi del 70%! Facendo una media, in Italia 6 donne su 10 rammendano i calzini.

    E’ il maschio che “porta il pane a casa”, è il maschio prende le decisioni economiche, è il maschio che dice alla femmina chi deve votare. Chi ha lavorato in un call center avrà sentito rispondersi un sacco di volte “di queste cose si occupa mio marito”.

    A cosa è servita la lotta femminista? Le donne hanno il diritto d’essere indipendenti, ma 6 donne su 10 preferiscono fare da badanti al proprio marito, stirandogli le camicie e facendogli trovare un piatto di pasta.

    E la religione cattolica non aiuta certo ad uscire da questa situazione: Dio creò Adamo, ma siccome era stanco dell’autoerotismo, o di profanare la cavità degli alberi, Dio creò la donna da una costola di Adamo. Eva non era altro che una sua appendice, di conseguenza apparteneva a tutti gli effetti ad Adamo. E col passare dei secoli la Chiesa non ha cambiato opinione, concedendo i ranghi più alti soltanto agli uomini; per non parlare dell’aborto. La Chiesa difende la vita dell’essere umano, da quando è un embrione a quando è un vecchiaccio. Certo, purchè l’essere umano non abbia una vagina fra le gambe. In tal caso la sua vita vale meno di zero: poco importa se il parto mette a repentaglio la sua vita, il bambino deve nascere. Sperando che sia maschio. Ed etero. E che da grande voti Democrazia Cristiana o suoi derivati.

    L’8 marzo dovrebbe essere l’occasione di prendere parte a manifestazioni in cui si prende coscienza dell’inferiorità in cui giace la donna, perché prendere coscienza è il primo passo per cambiare le cose. Queste manifestazioni ci sono: si organizzano incontri con scrittrici, proiezioni di documentari a tema, conferenze…ma chi ci va? Il pubblico è composto soltanto da suffragette ormai attempate, e un paio di ragazze che comunque di questa condizione sono già perfettamente a conoscenza.

    Tutte le altre sono in qualche locale con le amiche (perché gli altri giorni non possono uscire fra loro, devono per forza di cose essere accompagnate da un cavaliere), ad inneggiare al “girl power” delle Spice Girls; ovvero libertà di truccarsi da troie e indossare vestiti sempre più succinti.

    Il sogno massimo di molte ragazze è ancora sposarsi e sfornare qualche figlio.

    Al secondo posto c’è fare la velina o vincere miss Italia.

    Circa il primo sogno, quello di sposarsi, si nota come ci sia una totale assenza d’aspirazione ad una realizzazione personale. “Ma mettere su famiglia mi fa sentire realizzata!”. Sarà, ma io non mi sentirei realizzato se riuscissi a fare una cosa che sanno fare tutti. Sposare un uomo e crescere dei figli è una cosa che riescono a fare tutti, basta volerlo. Se questa cosa sanno farla tutti, non sorge forse il desiderio di riuscire in qualcosa che ci distingua davvero?

    Riguardo il secondo sogno, è riassumibile nella capacità di far arrapare i maschi, quindi si è ancora dipendenti dal “sesso forte”.

    Ci sarebbero molte altre cose da scrivere, ma per il momento mi fermo qui.

    Spero solo che un giorno molte donne si convincano di non essere inferiori agli uomini, e reclamino pari dignità. Siamo fermi ancora ai tempi in cui Virginia Woolf denunciava la mancanza di “una stanza tutta per sé” per la maggior parte delle donne.

    March 09

    Implosione

    IMPLOSIONE

     

    Dove pensi d’andare con quelle ginocchia,

    spaventate di ciò che le precede, al buio.

    Neanche il tempo di mettere a fuoco la terra,

    la stai già assaggiando, strisciando sul posto.

    C’è una formica (o è forse un avvoltoio?),

    ti compiange, preferisce essere libera.

    Le braccia emaciate sono stanche di te,

    il terreno frana, vomitando disgustato.

    Sparisci di nuovo.