Alessandro's profileL'angolo di Mr Korn Flak...PhotosBlogLists Tools Help

Blog


    08 June

    Discorso bello, tondo e ragionevole

    Sarà che i compleanni si prestano fin troppo ai resoconti, sarà che sto leggendo distopie sia per sollazzo che per la mia tesi universitaria, sarà che il periodo è quello che è…sta di fatto che ieri, 7 giugno 2007 (23° anniversario della mia fuoriuscita da un utero), ho realizzato un po’ di cose, cambiando umore con un ritmo preoccupante.

    Gli scenari grigi e asettici propinatici dai vari Orwell, Huxley, Zamjatin, Bradbury (e, in un certo qual modo, anche da Kafka) mi si sono parati dinnanzi proprio ieri.

    Già l’avere un nome ed un cognome è un’etichetta che ci viene posta, senza nemmeno chiedercelo, quando veniamo espulsi da un utero. Il più presto possibile veniamo piazzati dietro un banco, dove la società comincia ad insegnarci ciò che è bene e ciò che è male: ovviamente in base alle esigenze della società, mica a quelle dell’individuo. Non si è ancora arrivati all’ipnopedia di Huxley, ma poco ci manca. L’individuo è influenzato sia dietro il banco, con libri che evitano accuratamente le “persone che non vanno sapute e che non vanno dette”, che nell’intervallo, con distributori automatici che preparano già i bambini a mangiare solo cibo spazzatura, meglio se lo faranno in un fast food.

    Usciti da scuola, i bambini continuano ad essere influenzati dalla tv, dove, fra spot che incitano i bambini a mettere altri spiccioli nel distributore di cui sopra, ed altri che preparano le bambine ad indossare un perizoma rosa shocking, li si prepara a diventare degli efficienti e ben oliati ingranaggi.

    Man mano che si cresce, i vari “sufficiente, bravissimo, ottimo, ecc.” vengono rimpiazzati con una cifra. La scuola superiore introduce il ragazzino nel favoloso mondo del debito e del credito.

    Dal primo giorno d’università scompare perfino Alessandro de Leo, da quel momento in poi è conosciuto come 456402.

    All’università la formazione raggiunge un livello più elevato: lo studente non deve più solo studiare, non basta. E’ giunta l’ora di abituarlo alla burocrazia.

    467397: “Cosa vai a fare all’università, hai lezione?”

    456402: “No, devo ritirare il modulo per la richiesta di tesi alla segreteria didattica, portarlo dalla professoressa che mi sta seguendo per farlo firmare, andare in segreteria di facoltà, fare mezz’ora di coda, per poi farmi dire che il modulo devo portarlo al piano di sopra, ma a causa della mezz’ora passata in coda ormai è tardi, e la segreteria al piano di sopra ha chiuso, nonostante sull’orario d’apertura ci sia scritto che dovrebbe essere aperta per altri dieci minuti”.

    Ed eccoci qua, noi perfetti cittadini. Con la cultura “giusta” ed abituati ad essere considerati una sequenza di cifre.

    Convinti dell’idea che nella vita la cosa importante sia fare carriera, per guadagnare abbastanza e poterci comprare quella Mercedes decappottabile che eleverà il nostro status sociale. Se vogliamo la Mercedes decappottabile dobbiamo guadagnare di più = fare carriera = lavorare di più e meglio = diventare utili per la società.

    Bene, dopo una crisi esistenzialista è sorta in me la rabbia. Non sono 456402; non sono il miliardesimo idiota che sgobberà per guidare una Mercedes decappottabile, per provocare gli urletti di ragazze svampite in perizoma rosa shocking; non sono l’ingranaggio di niente, e non ho alcuna intenzione di diventarlo.

    Il mio futuro è in ciò che sono e sarò, non in ciò che possiedo e possiederò.

    Potrei chiudere qui il mio sproloquio, ma è un “discorso bello, tondo e ragionevole” e nient’altro. Marcuse afferma che in una distopia c’è bisogno dell’esistenza sia d’idee egemoni che sovversive, altrimenti non ci sarebbe equilibrio.

    Un rigo e mezzo per mandare all’aria l’intero “discorso bello, tondo e ragionevole”. Sono la forza sovversiva che serve alla società per mantenere il suo equilibrio. Sono un ingranaggio ben oliato e funzionante.


    02 June

    Please, please, please, let me get what I want

    Il mercato discografico era in fermento, il pubblico sembrava impazzito...Dopo numerosi ritardi, ecco che finalmente viene pubblicato il terzo lavoro di quell'impedito cronico di Alessandro de Leo, meglio conosciuto come...naaa, nessuno lo conosce meglio...vabbè, cazzate a parte, ho messo online il mio terzo pezzo alla chitarra (è "Please, please, please, let me get what I want", pezzo degli Smiths coverizzato dai Muse). Se volete ascoltarlo seguite le istruzioni:
    selezionate il link sottostante, copiatelo ed incollatelo nella barra degli indirizzi del vostro browser (Internet Explorer per i meno informatizzati). Per eventuali lamentele sapete a chi rivolgervi.
     
    Beccatevi il link: