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8月30日 Ennesimo tentativo di rianimare questo blog, più che altro di trovargli un'utilità. Ormai il mio hobby principale è la fotografia, che spero possa diventare prima o poi ciò che mi sfamerà (leggi "mestiere", brutta parola). Come in tutti i campi, ci sono questioni irrisolte di varia natura; una di queste è la convivenza di fotografia e grafica. Dove finisce la prima e dove comincia la seconda? Credo che ognuno abbia una propria risposta, andando dal purista analogico al purista di Photoshop. L'ideale è, a mio parere, sapersi districare in tutte le situazioni, padroneggiando bene sia la macchina che il computer. Mi sono posto questi quesiti da quando ho cominciato a cimentarmi con il famigerato HDR. Non intendo fare qui una disquisizione tecnica circa la sua natura (anche perchè non ne sarei in grado), ma semplificando è la sovrapposizione di 3 o più scatti con diverse esposizioni, in modo da ottenere un'immagine leggibile in ogni suo punto.
Un esempio lo trovate qui a fianco: ottenere quest'immagine con un solo scatto è impossibile, infatti la differenza di luminosità fra cielo e terra è troppo marcata, quindi è possibile esporre bene il cielo, ottenendo il dolmen scuro, o ottenere il dolmen correttamente esposto, ma un cielo bianco. L'HDR toglie le castagne dal fuoco, permettendo d'ottenere il risultato che vedete. Fatta questa premessa, quanto ciò è considerabile fotografia, e quanto grafica? Un mio amico, decisamente più esperto di me, mi ha rivelato che l'HDR non è altro che la versione digitale di una tecnica che esisteva già in passato, e consisteva più o meno nel sovrapporre diapositive con diverse esposizioni. Questo debito col passato emerge continuamente quando si parla di fotoritocco, non a caso il fotomontaggio era utilizzato già ad inizio '900, quando il computer non era neanche un embrione. Il software non fa altro che imitare ciò che fino a 20 anni fa si faceva in camera oscura, con ingredienti chimici e tanta pazienza. Macchina digitale, sviluppo digitale quindi. Eppure, ogni qual volta apro Photoshop, dentro di me c'è un senso di colpa, una voce che mi accusa di "stare imbrogliando". Eppure non faccio nulla di diverso da ciò che si fa in camera oscura (aumento contrasto, conversione in bianco e nero), utilizzo solo mezzi diversi. Cosa c'è quindi che non va? Perchè una parte di me si sente un baro? La discriminante maggiore è il fattore manualità: l'avvento del digitale ha fatto sì che tutte le elaborazioni le faccia un software, l'essere umano si limita ad ordinare, guardando anche in tempo reale gli effetti delle proprie decisioni. E' quindi in ciò che probabilmente risiede la soluzione del dubbio, il senso d'artigianalità scaturito dall'usare le proprie mani per creare qualcosa. Ma non è in fondo la stessa questione sulla quale si è dibattutto già in passato, quando si accostava la fotografia alla pittura? Si riteneva che la fotografia fosse un processo automatico, che "facesse tutto la macchina fotografica", fino ad arrivare alla posizione di Atget, il quale riteneva la fotografia un processo tramite il quale la natura raffigurava sè stessa (tagliando fuori, quindi, la componente umana). Riprendere questo tipo di ragionamento può però giustificare qualsiasi estremismo: dalla tesi sostenuta in "Lisbon Story" (film di Wim Wenders), secondo la quale l'immagine è pura soltanto se non guardata dall'uomo, fino ad arrivare a pesantissimi ritocchi grafici che stravolgono una fotografia. La verità sta nel mezzo? Forse, forse no; nel dubbio io imparo ad utilizzare gli strumenti a mia disposizione, in attesa di decidere dove tracciare la mia personale linea di confine.
8月24日 In attesa delle due esposizioni che mi attendono eccone una tutta per me. Tre stanze dedicate esclusivamente alle mie foto! Sembra troppo bello per essere vero, infatti non lo è. Si tratta di una galleria virtuale in 3D, nella quale potete girovagare liberamente; sulle pareti ci sono delle mie foto, con tanto di cornici.
Elenco i pochi comandi: barra spaziatrice: permette di controllare i vostri movimenti o lasciar fare al computer frecce: permettono di spostarvi (potete farlo anche tenendo premuto il tasto sinistro del mouse e muovendolo) tasto sinistro del mouse: premuto davanti ad una foto permette di visualizzarla a schermo intero
Non manca che il link, eccolo qua 7月2日
* Nome? Alessandro * Soprannome? Mr Korn Flakes * Professione? Studente…e non ridere!!! * Tre aggettivi per definirti? Segaiolo mentale, creativo, fighettofobico * Il tuo punto debole? La bontà eccessiva…o almeno credo * Se vincessi dieci milioni di euro cosa ti compreresti come prima cosa? Una valigetta dove metterli *Cosa ti dicono più spesso? trmen *La parolaccia che dici più spesso? Trmen, ma solo per rispondere a quello di prima
* Ti hanno mai picchiato? Sissì, da piccolo *Una cosa che ti rende felice? Suonare, disegnare, dipingere, scrivere * La prima cosa che fai al mattino? Apro la bara * L’ultima cosa che fai di sera? Chiudo la bara *Cosa cambieresti del tuo corpo? Il polso sinistro (non per quello che credete) *Una persona che stimi? E’ a periodi…al momento direi Mary, nonostante il nome * Un coglione? Io *Le 3 cose che guardi in una ragazza? Visto che dici “guardi”, ti dico il viso, i capelli, le gambe * Una persona che ti attrae fisicamente? Seeeeee…se la nomino troppe volte poi se la crede * Sei mai stato innamorato? Non lo so, diciamo “forse” *E adesso? no * Cosa ti fa innamorare in una persona? Forse il farmi sentire apprezzato * Se lui tradisce perdoni? Perdono, ma non dimentico * Un sogno ricorrente? Mai sognata due volte la stessa cosa * Una figura di merda che hai fatto? Ahahah…parlare delle manie di D’Annunzio davanti ad una signora distinta * Ti depili? Farsi la barba è considerato depilarsi? * Un errore che ti riconosci? Essere nato * Ultimo libro letto? Memorie dal sottosuolo…bellissm * Mai fumato? Si, per due mesi…e poi sporadicamente. Ma ora mi nausea * Mai ubriacato? Sissì… * Bestemmi? Si, ma solo quando apro bocca * Cosa fai se un gatto nero ti attraversa la strada? Lo fisso meravigliato…bellissimi i gatti neri * La legge è uguale per tutti? Citando i Soerba “La legge è uguale per tutti quelli che non sono la legge” *Che animale vorresti essere? Un pipistrello…voglio percepire il mondo in maniera totalmente diversa * Dove vorresti vivere? Da piccolo volevo vivere in un supermercato…ora non so, non m’importa troppo * Vai in discoteca? Sono fighettofobico, ricordi? * Di solito compri le cianfrusaglie dei "marocchini"? Di solito no, perché ho pochi soldi da spendere, però ogni tanto capita * Se fosse in tuo potere di risolvere un grande problema ,uno solo che affligge l'umanità su cosa cadrebbe la tua scelta? Sterminerei la razza umana *Meglio grassi o magri? Domanda stupida…se devo scegliere scelgo la magrezza, ci sono solo vantaggi * Ti potresti mai innamorare di una persona che non ti piace fisicamente? Forse è già capitato * Ti piace disegnare? Sissì, e di tanto in tanto mi piace regalarli i disegni. Ma solo a chi se li merita * Cosa ti infastidisce di più al mondo? Il bigottismo *In vacanza dove e con chi? Sudamerica o India…con chi se la sente di avermi intorno per un po’ di tempo * Invidi qualcuno? Nessuno in particolare * Hai mai fatto a botte? Ahahah…sissì! Madò, che figura di merda * Cosa ti piace fare nel tempo libero se rimani a casa? Suono, disegno, dipingo, scrivo, leggo, guardo film, chatto * E se esci? Sono un cacciatore di concerti…oppure ci si fa una birretta…se è lunedì si va al cineforum * Poseresti mai nudo per una rivista? Dipende dalla rivista e dal suo intento * Gireresti mai un film porno? Sissì * Hai mai odiato qualcuno? Sì, solo una volta * Se potessi far scomparire qualcuno con uno schiocco delle dita chi faresti scomparire? L’umanità * Quanto è importante nella vita il lavoro? Nemmeno un pò *Il tuo sogno più grande? Una galleria con miei quadri, con sopra mie poesie, e come sottofondo la mia musica * Convivenza o matrimonio? Convivenza…se proprio è necessario * Gli uomini e le donne quanto sono uguali e quanto sono diversi? Ogni essere umano è un caso a sè * Ti piacciono gli animali? Sissì * Vodafone, tim, wind o 3? Vodafone * Che cellulare hai? Aspè, fammi vedere…Nokia…e non c’è scritto il nome 6月8日
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Sarà che i compleanni si prestano fin troppo ai resoconti, sarà che sto leggendo distopie sia per sollazzo che per la mia tesi universitaria, sarà che il periodo è quello che è…sta di fatto che ieri, 7 giugno 2007 (23° anniversario della mia fuoriuscita da un utero), ho realizzato un po’ di cose, cambiando umore con un ritmo preoccupante.
Gli scenari grigi e asettici propinatici dai vari Orwell, Huxley, Zamjatin, Bradbury (e, in un certo qual modo, anche da Kafka) mi si sono parati dinnanzi proprio ieri.
Già l’avere un nome ed un cognome è un’etichetta che ci viene posta, senza nemmeno chiedercelo, quando veniamo espulsi da un utero. Il più presto possibile veniamo piazzati dietro un banco, dove la società comincia ad insegnarci ciò che è bene e ciò che è male: ovviamente in base alle esigenze della società, mica a quelle dell’individuo. Non si è ancora arrivati all’ipnopedia di Huxley, ma poco ci manca. L’individuo è influenzato sia dietro il banco, con libri che evitano accuratamente le “persone che non vanno sapute e che non vanno dette”, che nell’intervallo, con distributori automatici che preparano già i bambini a mangiare solo cibo spazzatura, meglio se lo faranno in un fast food.
Usciti da scuola, i bambini continuano ad essere influenzati dalla tv, dove, fra spot che incitano i bambini a mettere altri spiccioli nel distributore di cui sopra, ed altri che preparano le bambine ad indossare un perizoma rosa shocking, li si prepara a diventare degli efficienti e ben oliati ingranaggi.
Man mano che si cresce, i vari “sufficiente, bravissimo, ottimo, ecc.” vengono rimpiazzati con una cifra. La scuola superiore introduce il ragazzino nel favoloso mondo del debito e del credito.
Dal primo giorno d’università scompare perfino Alessandro de Leo, da quel momento in poi è conosciuto come 456402.
All’università la formazione raggiunge un livello più elevato: lo studente non deve più solo studiare, non basta. E’ giunta l’ora di abituarlo alla burocrazia.
467397: “Cosa vai a fare all’università, hai lezione?”
456402: “No, devo ritirare il modulo per la richiesta di tesi alla segreteria didattica, portarlo dalla professoressa che mi sta seguendo per farlo firmare, andare in segreteria di facoltà, fare mezz’ora di coda, per poi farmi dire che il modulo devo portarlo al piano di sopra, ma a causa della mezz’ora passata in coda ormai è tardi, e la segreteria al piano di sopra ha chiuso, nonostante sull’orario d’apertura ci sia scritto che dovrebbe essere aperta per altri dieci minuti”.
Ed eccoci qua, noi perfetti cittadini. Con la cultura “giusta” ed abituati ad essere considerati una sequenza di cifre.
Convinti dell’idea che nella vita la cosa importante sia fare carriera, per guadagnare abbastanza e poterci comprare quella Mercedes decappottabile che eleverà il nostro status sociale. Se vogliamo la Mercedes decappottabile dobbiamo guadagnare di più = fare carriera = lavorare di più e meglio = diventare utili per la società.
Bene, dopo una crisi esistenzialista è sorta in me la rabbia. Non sono 456402; non sono il miliardesimo idiota che sgobberà per guidare una Mercedes decappottabile, per provocare gli urletti di ragazze svampite in perizoma rosa shocking; non sono l’ingranaggio di niente, e non ho alcuna intenzione di diventarlo.
Il mio futuro è in ciò che sono e sarò, non in ciò che possiedo e possiederò.
Potrei chiudere qui il mio sproloquio, ma è un “discorso bello, tondo e ragionevole” e nient’altro. Marcuse afferma che in una distopia c’è bisogno dell’esistenza sia d’idee egemoni che sovversive, altrimenti non ci sarebbe equilibrio.
Un rigo e mezzo per mandare all’aria l’intero “discorso bello, tondo e ragionevole”. Sono la forza sovversiva che serve alla società per mantenere il suo equilibrio. Sono un ingranaggio ben oliato e funzionante. | 5月28日 Visto che questa pagina è già stracolma di robaccia, ho deciso di continuare su questa linea. I commenti relativi a questo intervento conterranno le mie impressioni sui concerti che vedrò (a partire da quello di ieri/oggi, il "Niiinoo"). Se qualcuno volesse dire la propria è il benvenuto, ma tanto lo so che vi rompete, quindi finiamola qui e preocediamo col primo commento. 4月29日
| Salve salvino ragassuoli (ma soprattutto ragassuole)!!!
Ho notato che nel mondo c'è gente che colleziona francobolli, figurine dei calciatori, sottobicchieri, ecc., mentre io mi limitavo a collezionare figure di merda. Così ho deciso di inventare una collezione tutta nuova, solo mia...
E' così che si assiste all'alba di una nuova era...Ha qui inizio la mia collezione di foto d'insegne recanti la parola METAL!!!
Aggiornamenti costanti circa questa attività nell'album "L'angolo del metal".
Già che ci sono ne approfitto per ringraziare i Distance dello spettacolo offerto venerdì a Terlizzi e sabato a Molfetta...siete migliorati un botto ragà ;-) | 4月16日
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C’era una volta un ragazzino con le orecchie a punta e gli occhi rossi che si chiamava Pirkaf.
Anche se i suoi genitori erano gentili e lo trattavano bene, per via di quegli occhi e di quelle orecchie veniva sempre maltrattato dai bambini del villaggio; lo chiamavano “Pirkaf occhi rossi e orecchie a punta”. Pirkaf pensava: “Questa non è la mia casa, e loro non sono i miei veri genitori”, perché né il padre né la madre di Pirkaf, e nessun abitante del villaggio, avevano gli occhi rossi e le orecchie a punta come lui.
Una notte, Pirkaf uscì di casa senza dirlo ai suoi genitori, e andò a cercare la sua vera famiglia e un posto dove vivere; così si addentrò nel bosco a cui gli adulti avevano il divieto di avvicinarsi, e in cui si diceva vivessero degli elfi.
Infine Pirkaf li trovò.
Avevano gli occhi rossi e le orecchie a punta, proprio come lui.
Pirkaf era al settimo cielo, ma loro gli dissero: “Tu, uno di noi? Guarda che ti sbagli, tu non hai le ali per volare”. Pirkaf era confuso, così uno degli elfi raccontò che una volta, un uomo e una donna, vennero fin lì portando con sé un neonato in fin di vita. Giunti al cospetto degli elfi li supplicarono, dicendo: “Siamo entrati nel bosco trasgredendo le leggi del villaggio per salvare il nostro bambino; lui è la nostra vita! Salvatelo, vi prego!”. Gli elfi accolsero la loro richiesta e praticarono un sortilegio sul bimbo.
Così fu salvato, ma il suo aspetto era mutato…ora somigliava per metà a loro. Nonostante ciò, l’uomo e la donna piansero di gioia e dissero: “Tutto ciò che desideriamo è che lui sia vivo”.
Appena sentita quella storia, Pirkaf cominciò a correre all’impazzata.
Piangendo, ripercorse la strada che aveva fatto.
Ma quando arrivò a casa sua, era già troppo tardi. Sebbene nel bosco fossero passati solo pochi attimi, nel villaggio erano trascorsi cento anni.
Su una piccola collina, fra il villaggio dove ormai non conosceva più nessuno, e il bosco dove gli elfi non permettevano agli uomini di vivere, Pirkaf l’emarginato continuò a piangere, e i suoi occhi si fecero ancora più rossi. | 3月22日
| Ho scoperto oggi una cosa che voglio condividere con tutti voi. Quello che trovate in allegato è un quadro di Edward Hopper (ringrazio il prode Leo per avermelo fatto scoprire), ed il suo titolo è...Chop Suey!!!! Ora organizziamo una gita alla mostra di Hopper, dove penso si pogherà come degli animali. | 3月6日
| Pensi di conoscermi?
Clicca sul link, e vediamo che punteggio ottieni...
Chi otterrà 100 avrà diritto ad una birra gratis (non scherzo); avete a disposizione due tentativi, quindi non fate i furbi inserendo troppi nick diversi ;-)
| 12月10日 Mi sono appena reso conto dell'inutilità di questo blog, quindi ho deciso di dargli un senso con un esperienza di vita vissuta, che però possa interessare anche la comunità scientifica, filosofica, storica...insomma, qualcosa di davvero eclatante! Condurrò un esperimento sulla mia persona, e vi terrò aggiornati periodicamente sugli sviluppi. A partire da oggi, domenica 10 dicembre 2006, conterò i giorni che intercorreranno prima del mio prossimo starnuto. C'è chi mi definirà pazzo, chi deficiente, chi idiota, chi coglione (ma questa è storia vecchia)...avete ragione tutti, non picchiatevi. Ore 11:50. Comincia il countdown verso la verità...
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